A tutte/i,
vogliamo mettervi a conoscenza della lettera che, come Donne in Nero, rete italiana abbiamo inviato al Presidente del Consiglio Prof. Mario Monti in merito alla situazione dei prigionieri e delle prigioniere palestinesi e all’indifferenza con cui tutto l’occidente e quindi anche il governo e lo stato italiani hanno trattato il più grande sciopero della fame mai fatto nella storia, una modalità nonviolenta, anzi la più nonviolenta immaginabile.
Ci preoccupa il silenzio dell’occidente rispetto ai continui soprusi di Israele sulla popolazione palestinese, pensiamo che non faccia bene alla democrazia, ad una cultura del rispetto dei diritti umani per tutti, il fatto che esista un luogo nel mondo rispetto al quale si ferma ogni tipo di critica o sanzione istituzionale e che questo avveleni le relazioni internazionali.
Crediamo inoltre che i media e le/i giornaliste/i possano dare un contributo positivo in merito dando spazio alle notizie sulla Palestina non filtrate da Israele e informando correttamente sulle condizioni della popolazione palestinese ma anche sulle numerose forme di lotta nonviolente che da tempo vanno avanti con un sempre più forte sostegno internazionale.
Donne in Nero
Al Presidente del Consiglio
prof. Mario Monti
Le scriviamo come Donne in Nero italiane, apparteniamo ad una Rete Internazionale di Donne che lottano contro il ricorso alla guerra, per porre fine ai conflitti armati che massacrano le popolazioni civili, in relazione con donne dei luoghi di conflitto. Dal 1988 lavoriamo sulla questione Israelo/Palestinese; abbiamo iniziato con un gruppo di donne israeliane che si opponevano all’occupazione dei Territori Palestinesi e che da più di 20 anni continuano a farlo. Poi il movimento delle Donne in Nero si è diffuso nel mondo e non abbiamo mai cessato di lottare per la pace e la giustizia per il popolo palestinese. A partire da una posizione femminista pacifista e nonviolenta siamo convinte che la giustizia sia il prerequisito per una pace reale.
Da un mese migliaia di prigioniere/i palestinesi sono in sciopero della fame (solo ieri, è arrivata la notizia del raggiunto accordo sulle richieste).
Quello che è appena stato sospeso, è il più grande sciopero della fame della storia con oltre 2.500 prigionieri/e palestinesi che lottano per migliorare le loro condizioni in carcere e il mondo non ha battuto ciglio, anzi quello che più ci rattrista è che il nostro Governo e il nostro Presidente della Repubblica non abbiano battuto ciglio.
Proprio in questi giorni in cui era in corso questo drammatico sciopero della fame di massa, lei signor Presidente ha partecipato ai festeggiamenti del 64° anniversario dell’Indipendenza di Israele che per le/i palestinesi è invece un giorno di lutto perché ha significato divenire un popolo senza terra e senza diritti cui viene negata da Israele giustizia, dignità e libertà.
I prigionieri chiedono che venga posto fine al loro isolamento costantemente rinnovato, una parte di loro è in detenzione amministrativa, cioè sono in carcere senza accuse e senza una prospettiva di processo e la detenzione amministrativa è illegale secondo la Legge Umanitaria Internazionale.
Chiedono di avere accesso agli studi, ai canali televisivi di intrattenimento, di avere spazi per incontrare le loro famiglie, in particolare i prigionieri provenienti da Gaza che non le hanno viste per anni.
Mahmoud Issa ha digiunato fin quasi a morire di fame perché è stato in isolamento per ben 10 anni. Altri due Bilal Diab e Thaer Halahleh hanno digiunato per più di 75 gg perché si trovano in stato di detenzione amministrativa, ricordiamo che Bobby Sands è morto nel 66° giorno di sciopero della fame. La loro salute è stata veramente messa alla prova e non sappiamo quali saranno le conseguenze di questo digiuno.
Le autorità israeliane hanno imposto agli scioperanti multe fino a 100 euro al giorno. Molti sono stati posti in isolamento. A molti di loro è stata tagliata la fornitura di acqua e di elettricità. A molti di loro è stato negata la possibilità di incontrare i loro avvocati.
Quella che è stata attuata è sicuramente la forma di protesta più non violenta immaginabile. Eppure almeno pubblicamente nessuno si pronuncia, Israele continua ad essere intoccabile.
Crediamo che il silenzio da parte dei governi e delle autorità europee, sul reale comportamento di Israele basato su continui soprusi nei confronti della popolazione palestinese, non faccia bene alla democrazia, ad una cultura del rispetto dei diritti umani per tutti, perché esiste un luogo nel mondo rispetto al quale si ferma ogni tipo di critica o sanzione istituzionale e questo è Israele.
Ci domandiamo fino a quando si permetterà che una tale situazione possa continuare ad avvelenare le relazioni internazionali.
Le chiediamo di intervenire usando la sua autorità per il rispetto della giustizia e dei diritti umani.
Donne in Nero, rete italiana BO 17/5/12
http://donneinnero.blogspot.it/
per eventuali contatti
patricia tough: pat.tough47@gmail.com cell3496763341
marianita de ambrogio: nada.tita@libero.it
