Palestina mia

In cerca di liberarsi dall'occupazione militare israeliana

la lettera

Pubblicato da jamaljad su 18/05/2012

A tutte/i,
vogliamo mettervi a conoscenza della lettera che, come Donne in Nero, rete italiana abbiamo inviato al Presidente del Consiglio Prof. Mario Monti in merito alla situazione dei prigionieri e delle prigioniere palestinesi e all’indifferenza con cui tutto l’occidente e quindi anche il governo e lo stato italiani hanno trattato il più grande sciopero della fame mai fatto nella storia, una modalità nonviolenta, anzi la più nonviolenta immaginabile.
Ci preoccupa il silenzio dell’occidente rispetto ai continui soprusi di Israele sulla popolazione palestinese, pensiamo che non faccia bene alla democrazia, ad una cultura del rispetto dei diritti umani per tutti, il fatto che esista un luogo nel mondo rispetto al quale si ferma ogni tipo di critica o sanzione istituzionale e che questo avveleni le relazioni internazionali.
Crediamo inoltre che i media e le/i giornaliste/i possano dare un contributo positivo in merito dando spazio alle notizie sulla Palestina non filtrate da Israele e informando correttamente sulle condizioni della popolazione palestinese ma anche sulle numerose forme di lotta nonviolente che da tempo vanno avanti con un sempre più forte sostegno internazionale.
Donne in Nero

Al Presidente del Consiglio
prof. Mario Monti

Le scriviamo come Donne in Nero italiane, apparteniamo ad una Rete Internazionale di Donne che lottano contro il ricorso alla guerra, per porre fine ai conflitti armati che massacrano le popolazioni civili, in relazione con donne dei luoghi di conflitto. Dal 1988 lavoriamo sulla questione Israelo/Palestinese; abbiamo iniziato con un gruppo di donne israeliane che si opponevano all’occupazione dei Territori Palestinesi e che da più di 20 anni continuano a farlo. Poi il movimento delle Donne in Nero si è diffuso nel mondo e non abbiamo mai cessato di lottare per la pace e la giustizia per il popolo palestinese. A partire da una posizione femminista pacifista e nonviolenta siamo convinte che la giustizia sia il prerequisito per una pace reale.

Da un mese migliaia di prigioniere/i palestinesi sono in sciopero della fame (solo ieri, è arrivata la notizia del raggiunto accordo sulle richieste).

Quello che è appena stato sospeso, è il più grande sciopero della fame della storia con oltre 2.500 prigionieri/e palestinesi che lottano per migliorare le loro condizioni in carcere e il mondo non ha battuto ciglio, anzi quello che più ci rattrista è che il nostro Governo e il nostro Presidente della Repubblica non abbiano battuto ciglio.

Proprio in questi giorni in cui era in corso questo drammatico sciopero della fame di massa, lei signor Presidente ha partecipato ai festeggiamenti del 64° anniversario dell’Indipendenza di Israele che per le/i palestinesi è invece un giorno di lutto perché ha significato divenire un popolo senza terra e senza diritti cui viene negata da Israele giustizia, dignità e libertà.

I prigionieri chiedono che venga posto fine al loro isolamento costantemente rinnovato, una parte di loro è in detenzione amministrativa, cioè sono in carcere senza accuse e senza una prospettiva di processo e la detenzione amministrativa è illegale secondo la Legge Umanitaria Internazionale.

Chiedono di avere accesso agli studi, ai canali televisivi di intrattenimento, di avere spazi per incontrare le loro famiglie, in particolare i prigionieri provenienti da Gaza che non le hanno viste per anni.

Mahmoud Issa ha digiunato fin quasi a morire di fame perché è stato in isolamento per ben 10 anni. Altri due Bilal Diab e Thaer Halahleh hanno digiunato per più di 75 gg perché si trovano in stato di detenzione amministrativa, ricordiamo che Bobby Sands è morto nel 66° giorno di sciopero della fame. La loro salute è stata veramente messa alla prova e non sappiamo quali saranno le conseguenze di questo digiuno.

Le autorità israeliane hanno imposto agli scioperanti multe fino a 100 euro al giorno. Molti sono stati posti in isolamento. A molti di loro è stata tagliata la fornitura di acqua e di elettricità. A molti di loro è stato negata la possibilità di incontrare i loro avvocati.

Quella che è stata attuata è sicuramente la forma di protesta più non violenta immaginabile. Eppure almeno pubblicamente nessuno si pronuncia, Israele continua ad essere intoccabile.

Crediamo che il silenzio da parte dei governi e delle autorità europee, sul reale comportamento di Israele basato su continui soprusi nei confronti della popolazione palestinese, non faccia bene alla democrazia, ad una cultura del rispetto dei diritti umani per tutti, perché esiste un luogo nel mondo rispetto al quale si ferma ogni tipo di critica o sanzione istituzionale e questo è Israele.

Ci domandiamo fino a quando si permetterà che una tale situazione possa continuare ad avvelenare le relazioni internazionali.

Le chiediamo di intervenire usando la sua autorità per il rispetto della giustizia e dei diritti umani.

Donne in Nero, rete italiana BO 17/5/12

http://donneinnero.blogspot.it/

per eventuali contatti

patricia tough: pat.tough47@gmail.com cell3496763341

marianita de ambrogio: nada.tita@libero.it

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Grass

Pubblicato da jamaljad su 18/05/2012

”Perche’ dico solo ora / invecchiato e con l’ultimo inchiostro:
/ la potenza nucleare di Israele mette in pericolo / la già
fragile pace del mondo? / Parchè deve essere detto, quel che
già domani potrebbe essere troppo tardi”

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è la PRIMAvera

Pubblicato da jamaljad su 06/04/2012

si fa di tutto per non parlare della Palestina e dei crimini delle forze di occupazione israeliana nei confronti del popolo palestinese e nello stesso tempo si fa di tutto per sposare e adottare la primavera araba e vestirla un vestito lontano dalla realtà .
giornalisti esperti, professori e studiosi di medio oriente e di geopolitica cercano di staccare e dividere il sentimento arabo in vari loghi come Tunisi , Egitto e Siria ecc.
tutti questi personaggi non sanno che il mal contento in Tunisi e in Egitto e tutti gli altri paesi arabi; in realtà è un mal contento che nato da più di cento anni fa, esattamente il giorno dopo la rivoluzione araba e l’inizio della occupazione inglese e francese del mondo arabo e il famoso piano di dividere il mondo arabo in vari stati .
ovvio che per poter leggere e tradurre cosa è successo e cosa sta succedendo nel mondo arabo bisogna leggere l’inno della rivoluzione araba e conoscere i discorsi di Akram Obied o i versi dei poeti e intellettuale arabi come Muthafar al Nawab o queli di Darwish e tanti altri che hanno pagato anche la loro vita per un risveglio arabo a tutto campo.

a pizza Tahrir c’era uno slogan che diceva Mubark, Netenyaho due facce di una stesso moneta ..

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per Gerualemme

Pubblicato da jamaljad su 28/03/2012

Da Napoli a Gerusalemme
Venerdì 30 Marzo 2012 ore 17,00 Piazza Carità Napoli
Presidio palestinese per Gerusalemme
In occasione della
36° Giornata della TERRA palestinese
E la marcia internazionale per Gerusalemme

Contro il terrorismo di stato Israeliano, contro la politica di Apartheid e
in segno di solidarietà ai partecipanti alla Marcia di Gerusalemme nei paesi
confinanti con Israele ed ai partecipanti alla prossima missione internazionale
Benvenuti in Palestina 2012.
Prime adesioni:
PRC Napoli, SEL Napoli, Comitato BDS Campania, Donne in Nero, Assopace Napoli,
CIREM, Comitato NoF35 Napoli, Laboratorio Occupato SKA, Red Link, Sinistra
Critica,
La Comunità Palestinese in Campania.

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Sit in a Roma per la giornata della terra

Pubblicato da jamaljad su 28/03/2012

La comunità palestinese di Roma e del Lazio

Comunicata stampa

il 36° anniversario della giornata della terra, la rivolta popolare contro la confische della terra palestinese da parte dell’autorità di occupazione israeliane.
L’occupazione militare israeliana continua nella sua politica di espulsione dei nativi nella città santa di Gerusalemme all’uopo di completare la sua ebraicizzazione .

La comunità palestinese di Roma e del Lazio, ha aderito alla giornata mondiale di protesta per la giornata della Terra e la Marcia per Gerusalemme, invita tutti i Palestinesi e gli amici, partiti politici, organizzazioni, associazioni e tutti le realtà di Solidarietà con la Palestina, organizzati o meno di Roma, a partecipare in tanti al SIT-IN che si terrà il 30 marzo dalle ore 17 alle 19, di fronte all’Ambasciata Israeliana in via Mercati, angolo via Aldrovandi, a Roma, in segno di protesta contro le demolizioni delle case, la confisca dei terreni, l’uccisione della nostra gente in Palestina.
Contro l’occupazione israeliana, per una Palestina libera e democratica.
Per affermare il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese.

Consiglio direttivo
Dr. Wajih Salameh
cell / 3296883180

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UE ha gli occhi chiusi

Pubblicato da jamaljad su 27/03/2012

CHIEDIAMO COERENZA AL PARLAMENTO EUROPEO: L’ACAA VA RESPINTO

Gentile deputato/a

Come certamente sapete il Protocollo aggiuntivo ACAA è in questo momento in discussione nelle Commissioni affari esteri e commercio internazionale del Parlamento europeo. Questo protocollo consentirebbe il rafforzamento delle relazioni UE-Israele facilitando l’accesso dei prodotti industriali israeliani al mercato europeo grazie ad una sola e unica procedura di certificazione.

Questo sarebbe a nostro avviso grave, date le ripetute violazioni da parte di Israele dei diritti umani e del diritto internazionale, certificate sia dalle istituzioni internazionali (ONU, Banca mondiale) sia dalla stessa Unione Europea (v. ultimo rapporto dei capi missione a Gerusalemme)

Ora, il Trattato di Lisbona dice che « L’azione della Unione sulla scena internazionale si fonda sui principi che hanno presieduto alla sua creazione, al suo sviluppo e al suo allargamento e che mira a promuovere nel resto del mondo: democrazia, stato di diritto, universalità e indivisibilità dei diritti umani e delle libertà fondamentali, il rispetto della dignità umana, i principi di uguaglianza e solidarietà e il rispetto dei principi della Carta delle nazioni Unite e del diritto internazionale.”

E aggiunge che « L’Unione guarda alla coerenza tra i diversi ambiti della sua iniziativa esterna e tra questi e le altre politiche » Principio ribadito nella comunicazione congiunta indirizzata al Parlamento e al consiglio dei diritti e della democrazia, presentata da Catherine Ashton nel dicembre 2010: «L’agenda commerciale et quella dei diritti umani della UE devono essere coerenti , trasparenti, prevedibili, realizzabili ed efficaci. “

Le posizioni della UE sul processo di pace in Medio Oriente sono chiare, sia sul mettere fine al blocco di Gaza sia sulla Cisgiordania che sul fatto che le colonie rappresentano ostacolo alla pace. E negli ultimi mesi le violazioni dei diritti umani palestinesi da parte di Israele in Cisgiordania (inclusa Gerusalemme est) e verso i palestinesi in Israele sono dettagliatamente descritte dai tre rapporti dei capi missione UE.

Le conclusioni del Consiglio di Associazione UE-Israele di febbraio 2011 citano già le situazioni che la UE considera contraddittorie con il diritto internazionale e riguardo alle proprie disposizioni e impegni legali, cioè:

– prosecuzione della colonizzazione nei territori occupati (par. 7 et 8)

-il blocco di Gaza (par.11)

– il diritto delle minoranze israeliane (par. 20)

– le ONG (par.27)

In questo quadro pertanto la coerenza implica che il protocollo ACAA venga respinto, come qualunque accordo che possa profittare a Israele e alle sue industrie. E’ una questione di credibilità, di responsabilità, di giustizia. Valori che non possono essere cancellati per una politica commerciale di corto termine. Né bisogna dimenticare che in questo periodo di cambiamenti nel mondo arabo, la UE verrà giudicata sugli atti, non sulle dichiarazioni di principio. Sarebbe davvero incomprensibile che i parlamentari europei che ci rappresentano nel Parlamento chiudessero gli occhi sulle tante violazioni commesse da Israele nella regione e facessero passare la politica commerciale della UE davanti ai suoi impegni circa i diritti umani, la giustizia, il diritto internazionale.

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un sistema di razzismo puro

Pubblicato da jamaljad su 01/03/2012

ABBATTIAMO IL MURO DELLA VERGOGNA

CISGIORDANIA E GERUSALEMME EST
Questa parte della Palestina ha un’estensione di 5.800 km2 , per una lunghezza pari a 130 km ed una larghezza tra i 40 e i 65 km.
Nel giugno 2002, col pretesto di garantire la sicurezza dei cittadini israeliani, Sharon, attuale primo ministro israeliano, ha avviato i lavori per la costruzione di una barriera di separazione al confine ovest della Cisgiordania.
Nel marzo 2003 Sharon ha annunciato l’espansione di tale barriera lungo tutta la Valle del Giordano (quindi ad est della Cisgiordania).
L’intero “progetto” dovrebbe essere portato a termine nel 2005: entro tale data la Cisgiordania sarà attraversata da una barriera lunga 750 km e in questo modo sarà sotto il totale controllo di Israele.

LA BARRIERA DI SEPARAZIONE
La sua struttura varia a seconda della zona interessata.
Nelle aree rurali consiste in diversi livelli di filo spinato, strade ad esclusivo uso di pattuglie militari, sentieri di sabbia per rilevare le impronte, trincee, telecamere di sorveglianza e recinzioni elettriche alte tre metri. La larghezza di questo tipo di barriera è di 60-150 metri. Su entrambi i lati esiste una zona cuscinetto di 30- 100 metri dotata di telecamere, sensori elettronici e rivelatori di movimento , costantemente pattugliata dai militari israeliani.
Nelle aree urbane, come per esempio Qalqiliya, parte di Tulkarem e Gerusalemme Est, la barriera è costituita da un muro in cemento alto 8 m -due volte più alto del Muro di Berlino- con torri di guardia armate ed una zona cuscinetto larga dai 30 ai 100 m destinata a barriere elettriche, trincee, telecamere, sensori ed al pattugliamento dei militari.
Da sottolineare che il costo per km è di 4,7 milioni di dollari.

IL TRACCIATO DEL MURO E LE SUE CONSEGUENZE
Lo scopo principale del Muro è quello di annettere a Israele vaste zone della Cisgiordania.
Il muro non segue la Linea Verde (confine di Israele prima del 1967) ma si ramifica all’interno della Cisgiordania facendo sì che la maggior parte degli insediamenti israeliani, costruiti illegalmente su territori palestinesi, si trovi all’interno di Israele.
La Cisgiordania verrà divisa in due grandi ghetti, con 22 enclave isolate al loro interno. In questo modo la quasi totalità di Gerusalemme Est farà parte dello Stato d’Israele.
Il muro condiziona seriamente la vita dei palestinesi, visto che molte sue parti vengono costruite su territori palestinesi, a ridosso di case, negozi e scuole, tagliando fuori i terreni coltivati che costituiscono spesso l’unica fonte di sostentamento. I palestinesi avranno bisogno di speciali permessi rilasciati dalle autorità militari israeliane per poter raggiungere le scuole, gli ospedali, i luoghi di culto, il lavoro o semplicemente per potersi recare da chi sta dall’altra parte del muro.
Fino a ottobre 2003, la costruzione del Muro ha comportato:
. Già 35 km di reti idriche distrutte
. Già 31 pozzi sottratti alla popolazione palestinese
. Già oltre 100.000 alberi sradicati
. Già 14.000 dunum (un dunum equivale a 1000 m²) di terreno agricolo devastati
. Circa 30.000 famiglie contadine già private di ogni mezzo di sussistenza perché le loro terre si trovano dall’altra parte del muro e sono diventate inaccessibili
. Difficoltà o impossibilità di raggiungere scuole, ospedali, servizi: soltanto nel distretto di Tulkarem un terzo delle/degli insegnanti deve passare per almeno due check-point per arrivare a scuola.

La costruzione del Muro è un crimine. Numerose risoluzioni dell’ONU l’hanno già condannata. Anche il Tribunale Internazionale dell’Aja lo ha condannato. Dobbiamo mettere in discussione non il tracciato del muro o la sua struttura, ma l’idea stessa di poter rinchiudere e segregare quasi 4 milioni e mezzo di palestinesi in prigioni a cielo aperto. Sosteniamo il Popolo Palestinese nella sua lotta per l’esistenza e l’autodeterminazione.

IL MURO È ILLEGALE!
ABBATTIAMO IL MURO DELL’APARTHEID!
FINE DELL’OCCUPAZIONE ISRAELIANA!

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Le scarpe palestinese Made in ONU

Pubblicato da jamaljad su 03/02/2012

Le scarpe a ban ki moon certificati ONU

Sono scarpe particolari e di edizione limita,quelle riservate al segretario delle nazione unite sig. Moon.

Niente di personale, il lancio di quelle scarpe nella faccia del sig. Moon ha un grande valore umano e mette il treno sui binari giusti .

È la terza volta che Moon vista la palestina occupata come un turista venuto dalla luna che non sa niente dell’occupazione militare israeliana e si limita a discorsi e dichiarazioni giro tondini per non condannare Israele come dovrebbe fare un vero segretario delle nazione unite.

Ma la risposta dei sui amici israeliani è stata immediata con almeno sei attacchi aeri che hanno bombardato vari zone nella striscia di Gasa .

Israele da anni bombarda i civili palestinese anche con le bombe Made in usa più intelligente ma, questi bombe non hanno l’effetto di una sola scarpa palestinese , perché le bombe uccidono e distruggono ogni parte in Palestina ma le scarpe palestinese richiamano la coscienza universale e i principi delle nazione che il sig. Moon dimentica a vigilare.

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La mostra

Pubblicato da jamaljad su 14/01/2012

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i cristiani palestinesi

Pubblicato da jamaljad su 11/01/2012

TERRA SANTA: PALESTINESI CRISTIANI TRA I PIÙ COLPITI DALLE CONFISCHE DI TERRA

(Ramallah) – Il capo dei negoziatori palestinesi, nonché membro del Comitato esecutivo dell’Olp, l’Organizzazione per la liberazione della Palestina, Saeb Erakat, ha incontrato, oggi a Ramallah, una delegazione di vescovi Usa e Ue dell’Holy Land coordination (Hlc), che in questi giorni a Gerusalemme tiene la sua tradizionale visita pastorale alle comunità cristiane di Terra Santa. Nel corso dell’incontro, durato circa un’ora, nel quale il capo dei negoziatori ha fatto il punto sul “difficile cammino negoziale” israelo-palestinese, sono state fornite alcune cifre relative agli insediamenti israeliani nei Territori, in particolare quelli intorno a Gerusalemme Est, e tra questa e Betlemme. Nel distretto di Betlemme attualmente sono 22 gli insediamenti, inclusi i quattro (Gilo, Har Gilo, Giva’t Hamatos e Har Homa) che di fatto separano Betlemme da Gerusalemme con “effetti drammatici sulle storiche relazioni” tra le due città. In progetto anche un ulteriore insediamento, Giv’at Yael, necessario per unire Gilo con Har Gilo, da realizzarsi sulla terra presa dal villaggio cristiano di Beit Jala e di Wallajeh. Insediamenti, strade riservate ai coloni, confische di terreni, restrizione alla libertà di movimento per i palestinesi, hanno di fatto ridotto il distretto di Betlemme a circa il 13% della sua estensione originale.
I proprietari di terra più colpiti, è stato detto all’incontro, sono i palestinesi cristiani e le Chiese di varie denominazioni. A tale riguardo Erekat si è augurato una protesta della Chiesa. Ad essere minacciata, adesso, è una delle ultime aree verdi del distretto di Betlemme, la zona di Cremisan. Israele ha annunciato che separerà questa area dal resto di Beit Jala, di fatto annettendola con la costruzione del muro di separazione. Un piano che colpirà “in modo devastante 58 famiglie palestinesi cristiane che non potranno così più accedere alla loro terra”. A Cremisan operano anche due comunità salesiane, una maschile impegnate in attività vinicola, ed una femminile che gestisce una scuola con 300 bambini. Con il muro verranno separate: in territorio israeliano resteranno i salesiani, in quello palestinese le suore che lamentano il fatto che i loro piccoli alunni non potranno più frequentare la scuola con regolarità dal momento che con il muro verrà creato anche un check point militare. Contrari al muro, insieme ai salesiani, anche i fedeli della parrocchia di Beit Jala che, come forma di protesta non violenta, ogni settimana celebrano una messa tra gli olivi. (Sir)

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